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Rapporto sulla qualità dell'aria: inutili le targhe alterne
Sorpresa, a inquinare sono i freni delle auto
Dai diesel più polveri da scarico, ma sono i veicoli a benzina a emettere maggiore quantità di Pm10 per l'attrito

Articolo del: 21/03/2008
Autore: Maurizio Giannattasio

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Le targhe alterne? Detto alla romana sono «una sòla». Non funzionano. Il blocco del traffico? Meglio, ma «purtroppo l'effetto sulla qualità dell'aria è breve e non è possibile estenderlo alla giornata successiva al blocco». Agenda 21, Rapporto sulla qualità dell'Aria 2007. L'Agenzia della Mobilità boccia senza mezzi termini i provvedimenti di limitazione del traffico circoscritti nel tempo: non servono a diminuire le concentrazioni delle polveri in atmosfera. Sembra una volata all'Ecopass, provvedimento strutturale di lungo termine. Nel rapporto c'è solo un accenno alla pollution charge perché i dati presi in considerazione sono del 2006. Però sfogliando la mole di analisi prodotta dall'Agenzia, l'impressione cambia. Perché si scopre che la realtà è molto più complicata e difficile. A partire dal fatto che il Pm 2,5, quello più pericoloso per gli alveoli polmonari, costituisce circa l'80 per cento del Pm 10.

Che il traffico e non il riscaldamento è la causa principale del Pm 10 (69 per cento contro il 21). E che se le auto diesel che rispettano la normativa Euro sono le «principali» accusate delle emissioni delle polveri sottili allo scarico - più delle auto diesel pre Euro -, si scopre che una percentuale altissima di Pm 10 arriva dalle emissioni di attrito (pneumatici, freni, asfalto). Lo si vede ancora meglio con le auto a benzina. Bassissima la percentuale allo scarico, altissima quella da attrito. E le vetture a benzina Euro 3 ed Euro 4 possono transitare tranquillamente nell'area Ecopass. «Al 2005 si stima che siano le auto diesel euro a contribuire maggiormente alle emissioni primarie di Pm 10 e principalmente a quelle dello scarico, anche se stanno diventando sempre più importanti anche quelle da attrito visto la continua crescita delle percorrenze... Le altri classi veicolari più importanti sono quelle delle auto a benzina euro il cui contributo è quasi esclusivamente da attrito».

Ci sono anche delle cifre: «Il contributo emissivo dovuto ai fenomeni di attrito costituisce circa il 40 per cento del Pm 10 primario da traffico veicolare e il il 26 per cento del Pm 2,5». Fatto sta che l'Agenzia boccia senza mezzi termini gli interventi limitati nel tempo. Come le targhe alterne. «Se si analizzano i dati relativi ai provvedimenti di circolazione a targhe alterne limitati a singole giornate è possibile verificare che le concentrazioni del Pm 10 risultano sempre in aumento rispetto al giorno precedente». Non va meglio per le targhe alterne spalmate su più giorni. Sia che ci sia buono o cattivo tempo. L'Agenzia studia i 4 giorni consecutivi di targhe alterne del febbraio 2002.

«In assenza dei fattori meteorologici favorevoli all'abbattimento delle concentrazioni non si rileva una significativa riduzione della concentrazione di Pm 10 in concomitanza delle ore di limitazione del traffico. In alcuni casi i valori orari più elevati si rilevano proprio all'interno del periodo di targhe alterne». Risultato? Una riduzione delle concentrazioni giornalieri del 2 per cento. Conclusione sconsolata. «Interventi di limitazioni del traffico relativi a un numero ristretto di giornate o comunque limitati nel tempo non appaiono in grado di influenzare da soli in modo significativo le concentrazioni in atmosfera». «La strada dettata da Agenda 21 - attacca il verde Enrico Fedrighini - indica la necessità di interventi strutturali per il traffico. Bisogna ampliare a diesel e mezzi pesanti la strada presa con Ecopass abbandonando per una volta la nostalgia per misure emergenziali arcaiche e inutili come le targhe alterne».



Commento: Tipico esempio di articolo di bassa qualità, in cui l' unica cosa che si capisce è che chi l' ha scritto è il primo a non avere capito quello che scriveva.

Salta subito all' occhio la verosimile assurdità del titolo: perchè mai le auto a benzina dovrebbero produrre maggiori quantità di polveri da attriti rispetto a quelle diesel, che, a parte il motore, sono identiche? E infatti leggendo fra le righe dell' articolo si capisce che ciò non è affatto vero, ma che è colpa dell' articolista, che non ha capito il significato dei numeri forniti. Scrive infatti che nelle auto a benzina la percentuale di polveri emesse in seguito a fenomeni di atttrito è altissima. Ma questo, ovviamente, non significa che la quantità in sè sia più alta! Significa solo che le polveri emesse in seguito ai processi di combustione sono pochissime, cosa che già si sapeva! Ma questo lo si capisce solo riflettendoci su un po', dato che, almeno nella versione on line dell' articolo, di numeri non ce ne sono.

Altro punto di confusione è quello in cui si scrive che «il contributo emissivo dovuto ai fenomeni di attrito costituisce circa il 40 per cento del Pm 10 primario da traffico veicolare e il il 26 per cento del Pm 2,5». Dal tenore dell' articolo sembrerebbe che si parli solo di automobili, ma in effetti è ben probabile che nello studio ci si riferisca in questo caso a tutti i veicoli, dall' auto al tram, al TIR. In efftti ai soliti allarmisti fa sempre comodo confondere le due cose: parlare di traffico veicolare quando si indicano le sorgenti delle polveri, prlare di automobili private nelle misure prese. Dimenticando che la maggior parte delle polveri vengono prodotte dai mezzi pesanti, quali TIR, camion, e anche tram e metropolitane. Questo lo sa bene chiunque abbia avuto occasione di lasciare parcheggiata la propria auto vicino al percorso di un tram!

Ovviamente la stessa cosa vale anche quando viene scritto "Che il traffico e non il riscaldamento è la causa principale del Pm 10 (69 per cento contro il 21)", ammesso e non concesso che le cifre siano corrette. Senza contare che non si specifica se le percentuali indicate siano una media su tutto l' anno (cosa più probabile) o solo sul periodo invernale. Nel primo caso va notato che ciò significa che nel periodo invernale (assumendo che i riscaldamenti rimangano accesi per circa 6 mesi) le percentuali diventano invece del 57% e del 35%.

Molti altri studi e dati vanno comunque in altre direzioni, mettendo sul banco degli imputati innanzi tutto gli impianti di riscaldamento. Un po' di materiale:




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