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Ecopass, quei 100 milioni mai incassati dal Comune

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Articolo del: 23/05/2011
Autore: michele.sasso@linkiesta.it

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Bocciato il ticket antismog. I due candidati sindaci di Milano hanno dichiarato la morte dell’Ecopass. Letizia Moratti affossa un suo provvedimento rivendicato come un successo, mentre Giuliano Pisapia fa un passo indietro rispetto al suo programma per le elezioni che puntava «al pedaggio di congestione».
Ma quanto è costato il provvedimento introdotto dalla Giunta Moratti come «all’avanguardia»? Quali vantaggi in termini di inquinamento e dove sono finiti i soldi raccolti che nelle intenzioni dell’ex-assessore all’ambiente Edoardo Croci occorrevano per migliorare autobus, tram e metropolitana?

Un passo indietro. L’Ecopass dopo mesi di trattative e discussioni è partito ufficialmente il 2 gennaio 2008 e per il solo avvio del sistema di varchi elettronici Palazzo Marino ha messo a bilancio come «Strategia per la mobilità sostenibile e l’ambiente a difesa della salute» 12,7 milioni di euro nel 2007.
Un sistema che permette di controllare gli accessi alla zona dove si paga il ticket grazie a 43 telecamere di accesso alla Cerchia dei Bastioni. Anche se l’area soggetta a controllo è di solo 8,2 chilometri quadrati (il 4,5% del territorio comunale) Ecopass rientrava in un progetto più ampio: il Comune investe quasi 49 milioni di euro per il potenziamento del trasporto pubblico, si incrementano le corsie preferenziali, regolamentazione dei parcheggi, controllo impianti di riscaldamento e incentivo all’uso della bicicletta e con gli introiti del ticket si rientra delle spese.

Nelle stime dei ricavi Palazzo Marino doveva incassare 35 milioni di euro nel 2007 e quasi 97 per l’anno successivo dal solo Ecopass. Ma se i risultati ambientali arrivano (traffico complessivo in città è calato 12,5%, meno 27% di autoveicoli entrati tra le 7 e le 7.30, meno 30% di Pm10 nel primo mese) il Comune incassa solo 11.175.343 euro nel 2008, ottantasei milioni in meno della previsione. Nonostante questi numeri nel secondo anno non si aumenta l’area di pagamento e si continuano con le deroghe per i veicoli Euro 4 diesel. E così per il 2009 le entrate rimangono di 11 milioni fino a scendere a 9 milioni per l’anno scorso.

Cosa è successo nei 3 anni di funzionamento? Il ricambio di auto più inquinanti ha progressivamente diminuito il numero di accessi a pagamento e da programma dinamico (la sperimentazione è stata prolungata anno dopo anno) è diventato statico. Troppo forse: oggi solo il 15% dei veicoli che entrano in città sono tassati e soprattutto zero euro vengono girati per l’incremento dei trasporti pubblici. A Londra con la congestion charge si pagano 8 sterline al giorno dal 2003 e progressivamente dopo quattro anni è stata estesa ad altre zone della città con lo scopo di scoraggiare l’utilizzo dei mezzi privati di trasporto a motore.

A Milano, che si doveva ispirare alle capitale inglese, il calo del Pm10 è stato inizialmente significativo (meno 30%), ma s’è ormai assestato attorno al 15 per cento, con l’effetto perverso che nessuno euro pagato per «inquinare» è finito nel potenziamento dei mezzi di trasporto pubblico e il capoluogo lombardo rimane la città europea con il tasso di motorizzazione più alto. Eppure è il Comune stesso a vantarsi della della diminuzione del traffico del 12,9% in tre anni e «dunque l’effetto dissuasivo del provvedimento sulle classi soggette a pagamento». Una scelta paradossale: prima sostenuto e poi affossato dalla stessa Moratti perchè forse con questi numeri è effettivamente la temuta tassa evocata dai commercianti milanesi. A riprova degli effetti dell’ «annacquamento» lo scorso marzo la commissione dei saggi (nominata dal Comune per valutare la bontà del provvedimento) sentenzia sul ticket: «Il progressivo incremento degli ingressi — si legge nella relazione — tende a ripristinare la situazione pre Ecopass». Insomma quelli che pagano per entrare sono troppo pochi, l’inquinamento è sceso ma per incrementare i risultati della qualità dell’aria l’unica soluzione è diminuire le tariffe ma estenderle a tutti i veicoli. Proposta inaccettabile e dimenticata da tutti in campagna elettorale.

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