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Caos tra Monza e Milano. Ma l'ingorgo non risparmia nemmeno le aree limitrofe
Viale Zara e la «trappola» dei cantieri Un'ora in auto per fare 8 chilometri
La rabbia dei pendolari. In migliaia costretti a strade alternative. E i lavori non finiranno prima del 2013

Articolo del: 25/03/2011
Autore: Ferdinando Baron

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MILANO - Otto del mattino, hinterland nord, Brianza: lasciati i figli a scuola comincia l'odissea quotidiana per raggiungere Milano, luogo di lavoro. Ancor prima di imboccare la superstrada 36 Milano-Lecco (poi Fulvio Testi, poi Viale Zara, la stessa arteria ha almeno cinque nomi in pochi chilometri) ci si inchioda nella via che si fa largo tra i parcheggi di un ipermercato ancora chiuso. È già intasata come per lo shopping di Natale, solo che siamo a primavera: la coda sembra nascere direttamente dentro il parcheggio.
È forse l'immagine più emblematica del caos che ogni mattina regna sulle strade milanesi e contribuisce a creare la famosa cappa di smog. Monza è massacrata dai lavori del nuovo tunnel che dovrebbe risolvere il problema delle code. I lavori avviati nel 2008 hanno già accumulato un ritardo di due anni: termineranno nel 2013 e non a fine 2011, salvo altri imprevisti. Così la terza corsia della statale 36 si spegne contro la palizzata del cantiere, auto e tir si devono strizzare nelle due corsie rimaste mentre chi prova a cercare un'alternativa alla strettoia non ha miglior fortuna: tra San Fruttuoso di Monza e Cinisello, se si tenta di entrare nella tangenziale Nord che passa sotto la statale, il risultato è di trovarsi imbottigliati peggio di prima.

All'altezza del cantiere per connettere la 36 con la Milano Venezia - siamo ormai a Cinisello - un'altra tentazione: uscire e passare da Sesto San Giovanni. Ma nuove file attendono gli intrepidi pendolari alla rotonda davanti alla sede italiana della Sony e poco più in là, a Sesto, alla base del cavalcavia Vulcano che smista i flussi di traffico tra viale Italia e viale Gramsci. Si rimane dunque sulla statale seguendo un percorso che sembra disegnato da uno slalomista: il cantiere infatti si allarga e restringe di continuo, costringendo a curve e chicane su un'arteria apparentemente diritta.
Le attività commerciali lungo il viale sono seminascoste dalle palizzate e dai blocchi di cemento: molti lamentano un calo di affari fino al 50 per cento, «rischiamo di chiudere», dicono. I lavori finiscono all'altezza di Cinisello, all'incrocio con viale Matteotti, poco prima di un distributore di benzina. La strada torna a tre corsie, la coda si distende e per un piccolo tratto la velocità delle vetture risale. Ma attenzione a due trappole: l'autovelox piazzato dal comune di Cinisello e il semaforo tra viale Brianza (non più statale 36, ora è classificata come strada provinciale 5) e via Ferri-Partigiani. Quando va in tilt significa altro caos aggiuntivo. Il tunnel di Monza, una volta terminato, porterà direttamente contro questo ostacolo: il progetto di interramento dell'incrocio è stato congelato dalla Provincia di Milano per mancanza di fondi.

Superato il semaforo c'è un nuovo incrocio, questa volta con via Clerici all'altezza del Parco Nord, altro nodo di smistamento-pendolari. C'è chi punta su Sesto per poi scendere lungo viale Sarca e chi rimane fedele a quello che in questo tratto si chiama finalmente viale Fulvio Testi. Scelte quasi da filosofia di vita: su viale Sarca la coda si trova subito, mentre viale Testi sembra libero. Ma è un'illusione. Dopo poche centinaia di metri infatti compare un nuovo cantiere: stavolta è la metropolitana 5, ricominciano lo slalom e le code.
Sono già passati 55 minuti dall'ingresso sulla statale 36 a Monza e l'auto ha percorso 8 chilometri a una media di 7 chilometri all'ora. Alla sera stesso copione, ma in senso inverso. Tempo che nessuno restituirà e per cui nessuno pagherà mai la responsabilità delle mancate realizzazioni di infrastrutture più adeguate.

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